La mia fobia della penetrazione

Scrivere questo articolo è stata una delle cose più difficili che io abbia mai fatto. Non tanto perché temo il giudizio altrui – non m’importa più di tanto – ma perché sto per mettere a nudo una parte di me che ho nascosto per così tanto tempo e di cui mi sono sempre profondamente vergognata. Nonostante le mie paure, è arrivato finalmente il momento di aprirmi e mettere la mia storia per iscritto. Rielaborare il tutto, ripensare ai miei timori, alle mie emozioni e ai momenti difficili è stato complicato ma allo stesso tempo incredibilmente soddisfacente, perché mi ha permesso di ripensare a come sono riuscita ad affrontare una situazione che un tempo mi sembrava impossibile da superare.

Questo articolo non vuole essere una terapia di nessun tipo o un manuale di istruzioni, ma semplicemente un racconto onesto della mia esperienza. Mi voglio rivolgere soprattutto a chi vive o ha vissuto la mia stessa situazione, a chi si trova bloccat* da paure di qualsiasi tipo e anche a chi è partner di una persona con questo tipo di fobia. La vostra esperienza non vi definisce, non vi rende sbagliat* o stran*; racconta solamente un pezzo più o meno grande della vostra storia personale, ma non determina chi siete come individui.

Per quanto mi riguarda, durante l’adolescenza non ho mai pensato molto alla penetrazione. Non ero mai stata in una relazione seria e non mi era capitato di vivere esperienze di intimità fisica con un’altra persona (anzi, a quel tempo pensavo che nessuno mi avrebbe mai desiderata sessualmente). Il pensiero della penetrazione mi sfiorava raramente, ma quando lo faceva portava già con sé timori e paure. Ricordo ancora un pomeriggio passato con le amiche a parlare di sesso (che ovviamente all’epoca comprendeva per noi esclusivamente la penetrazione vaginale) e le loro parole ancora risuonano nella mia testa: “dopo la prima volta non riesci a camminare, esce tantissimo sangue, tutti dicono che farà malissimo” e via dicendo. Sulle prime, questi discorsi non hanno avuto un grande effetto su di me – avevo 15 anni e zero occasioni per fare sesso – ma col senno di poi mi rendo conto di quanto quella conversazione, e molte altre a seguire, abbiamo contribuito a plasmare la mia fobia.

Non mi sono approcciata alla sessualità con un’altra persona fino ai 19 anni, all’inizio della mia relazione con C. Si trattava per entrambi della nostra prima relazione e delle prime esperienze con l’intimità fisica e la sessualità: masturbazione reciproca, sesso orale, frottage, dry humping, erano tutte pratiche sessuali che abbiamo scoperto insieme un po’ alla volta, senza alcun timore (nonostante io fingessi l’orgasmo durante i primi mesi di relazione, ma questa è un’altra storia). Eppure, sembrava mancare qualcosa. Su entrambi gravava una parola, pesante come un macigno: verginità. Eravamo impauriti dalla possibilità di affrontare insieme quest’esperienza, ma mentre per C. si trattava di un timore legato principalmente all’idea malsana di standard di performance maschile, per me era qualcosa di più.

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Mi sentivo letteralmente schiacciata dal peso della mia fobia: paura di un dolore atroce, di sangue a fiumi, di doverlo fermare, di piangere, di essere vulnerabile, di restare incinta anche usando i contraccettivi… Le paure non si fermavano, anzi, e i mesi passavano. Non che ci sia alcun tipo di obbligo nel praticare sesso penetrativo a tutti i costi, ma percepivo un’immensa pressione (da parte mia, non di C. Lui è sempre stato incredibilmente comprensivo nei miei confronti). Pressione nel dover “perdere la verginità”, disfarmi di questo bagaglio perché “stiamo insieme da anni e non l’abbiamo ancora fatto”. Più mi mettevo pressione, più sentivo di dovermi forzare a farlo. Ed è da lì che abbiamo iniziato a cercare di programmarlo, senza capire quanto fosse controproducente.

“Quando tornerò dalle vacanze con i miei, lo faremo”. No, aspetta, ora che sono davvero tornata ho troppa paura. Ci ho pensato per tutte le vacanze e non penso di riuscirci. Per te è un problema se lo rimandiamo?

“Possiamo farlo quando verrò a casa tua per il fine settimana, va bene?”. No, ora che sono sul pullman per venire da te, mi rendo conto che non ci riesco, continuo a tremare, possiamo farlo un’altra volta?

“L’anniversario sarà il giorno giusto!”. Amore, mi dispiace tanto rovinarti l’anniversario, ma io non credo di farcela. Dai, magari tra qualche mese mi sentirò meglio.

Insomma, è andata avanti così per anni. Ogni 2-3 mesi riprogrammavo il sesso penetrativo, convinta che rimandarlo sarebbe bastato a farmi passare la paura. Ma potete capire anche voi come in realtà la alimentasse e ingigantisse sempre di più. Ogni sera che precedeva “il grande giorno”, mi ritrovavo a letto, tremando e piangendo, ripetendo a me stessa che non lo volevo fare. Perché mi stavo costringendo? Perché imponevo a me stessa un atto sessuale che non volevo e per il quale chiaramente non mi sentivo pronta? La risposta è abbastanza semplice, il peso che mi schiacciava non riguardava solo la “verginità”, ma soprattutto le pressioni sociali: “una coppia stabile e di lunga data deve per forza fare sesso penetrativo, quello che facciamo noi non può essere definito sesso, ti sto facendo aspettare troppo a lungo, non è un rapporto completo, vorrai un’altra ragazza, dovrei farlo e basta, non sarò mai pronta”.

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Sentivo dire spesso: “Quando sarai pront*, lo saprai”, e pensavo fossero tutte cazzate. Avevo stabilito che io non sarei mai stata pronta, che non avrei praticato sesso penetrativo e che sarei rimasta “vergine” tutta la vita. Non c’è nulla di sbagliato in chi, per mille motivi diversi, preferisce non dedicarsi alla penetrazione. Tutto il sesso è sesso, non è solo pene-in-vagina, ma avevo bisogno di crescere ancora un po’ per rendermene conto. Ero ormai convinta che la mia fobia mi avrebbe bloccato per sempre, e passavo da momenti di piena accettazione ad altri in cui mi sentivo fortemente incompleta. Nonostante sia io che C. fossimo soddisfatti della nostra relazione, anche dal lato sessuale, pensavo mi mancasse quel “grande passo” per poter essere completa, per poter dire che facevamo realmente sesso. (E invece, cara vecchia me, facevate già sesso anche senza la penetrazione!).

Ho riflettuto a lungo su come terminare questo articolo. Ho superato la mia fobia da due anni, ma non ho seguito una terapia specifica e non stiamo andando da una sessuologa per questo motivo. So che avrei dovuto rivolgermi a un espert*, sarebbe stato il percorso migliore, ma mi trovavo in un periodo di profonda ansia sociale ed episodi depressivi, oltre che difficoltà famigliari, e ho evitato la terapia come la peste. Se siete in una situazione simile, non fate come me. Io ho avuto la fortuna di avere al mio fianco una persona meravigliosa che ha proceduto a piccoli passi insieme a me, seguendo le mie indicazioni e andando per gradi, ma questo non la rende una soluzione universale.

Il nostro non è stato un percorso guidato da un* professionista, per tanto non condividerò i dettagli di ciò che abbiamo fatto. Mi limiterò a dirvi che ho scavato dentro di me, ho riflettuto sulle origini e le ramificazioni della mia paura del dolore. Una volta compreso che il mio timore più grande riguardava la potenziale rigidità del mio imene, ho iniziato pian piano a renderlo più elastico con l’aiuto di C. Mi sono resa conto che non avrei potuto gestire mentalmente da subito l’idea di un pene, e allora abbiamo iniziato con la punta di un dito, aumentando gradualmente ogni volta e arrivando poi ad utilizzare un sex toy. Una volta raggiunta maggiore sicurezza in merito all’elasticità del mio imene, mi sono sentita realmente pronta. E a quel punto ho capito che era vero ciò che si diceva: quando sei pront*, lo sai.

Da lì in poi, tutto è avvenuto con più facilità: mi sono sentita pronta, l’abbiamo fatto e non è accaduto nulla di tutto ciò che temevo. Non ho perso neanche una goccia di sangue, non ho provato il benché minimo dolore, ma soprattutto l’ho fatto perché lo desideravo realmente, non perché sentivo in qualche modo di doverlo fare. Quella sera ho vinto alcune delle mie paure più profonde e ho dimostrato a me stessa di essere forte abbastanza da riuscirci. Non rimpiango il mio passato, non ho rancore verso la mia fobia: quei cinque anni di paura mi hanno insegnato ad esplorare la nostra sessualità di coppia in modalità che non comprendessero la penetrazione; ho imparato a sentirmi sessualmente ed emotivamente soddisfatta con un ampio spettro di pratiche diverse e sono convinta che questa continua esplorazione ci abbia portati ad essere la coppia unita, comunicativa e incredibilmente solida che siamo oggi.

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Prima di concludere questo articolo, voglio rivolgermi un’ultima volta a chiunque si senta schiacciat* da una fobia limitante o conosca persone in questa situazione. Non siete sol*, stran* o sbagliat*. Esiste una via d’uscita ed è proprio per questo che è fondamentale rivolgersi a chi può guidarvi al meglio (ripeto, non fate come la vecchia me e parlatene con un espert*). Superare una paura è una delle sensazioni più potenti del mondo e porta con sé una forza che è già dentro di voi, ma che dovete scoprire come tirare fuori.

Infine, le ultime righe vanno a C. Grazie per essere stato al mio fianco in ogni momento di questo percorso, per avermi ascoltata e sostenuta senza mai farmi pressioni. Sei davvero il partner migliore del mondo e ti amo alla follia.

Spero davvero che questo articolo vi sia piaciuto! Come sempre, lo spazio per i commenti è aperto a chiunque abbia domande, dubbi o feedback da inviare. Se desiderate invece contattarci privatamente, ci trovate su Instagram come @sessolopotessi o nella sezione Contatti di questo blog.

Buona sessualità a tutt*! ♥

Disclaimer: non siamo psicologi né sessuologi, ma la sessualità è comunque una nostra grande passione. Per domande, problemi o dubbi, suggeriamo sempre di rivolgersi ad un espert*, rimanendo però disponibili a scambiare con voi quattro chiacchiere sul tema.

2 pensieri su “La mia fobia della penetrazione

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